Cosa è
il Trading
Cosa è il Trading
Il trading è un'attività imprenditoriale,
con una importante funzione economica e sociale.
I mercati dei futures sono stati costituiti, molti anni fa, con
lo scopo di favorire gli scambi commerciali e di consentire ai produttori
ed agli utilizzatori delle merci di fare "hedging", cioè
"assicurare" i prezzi.
Ciò è particolarmente evidente per le principali commodities
(grano, oro, petrolio, ecc.) che rispondono a bisogni fondamentali
e per i principali Indici di Borsa.
I trader operano in questi importanti settori dell'attività
economica.
Il Trader: Metodo e Disciplina
Il trader, se vuole essere vincente, se decide di operare
in Borsa (potrebbe benissimo accorgersi che non fa per lui), deve
costruire su misura per se stesso un metodo, che tenga conto del
suo carattere, della sua situazione economica, della sua più
o meno alta fragilità psicologica di fronte ad eventuali
perdite da affrontare, e perfezionarlo continuamente, con disciplina,
per arrivare un giorno a raggiungere guadagni sufficientemente costanti
in Borsa.
E' una delle imprese più difficili, ma se il trader si impegna
a fondo può riuscirci, superando però tutte le situazioni
di possibile perdita a cui va incontro. Nessuno nasce vincente,
non conosco trader che hanno iniziato subito guadagnando, lo studio
preliminare e la simulazione certo evitano i peggiori rovesci, ma
la pratica è un'altra cosa.
I perfezionamenti continui e l'esperienza danno dei margini di miglioramento,
ma è sempre il mercato, severissimo giudice, a dire se un
trader è vincente o perdente, gran parte di quelli che ci
provano, inutile dirlo, o lascia perdere o si rovina.
Sono pochissimi coloro che riescono a trovare un equilibrio ed a
risalire la corrente, lo fanno con metodo e disciplina, imparando
dalle proprie esperienze e da quelle degli altri carpendo qualche
idea qua e là e personalizzandola sul proprio carattere e
tipologia di approccio alla operatività borsistica.
Intervista a Profste
Raccontaci un “salvataggio sulla linea”,
un’operazione che poteva portare a una grande perdita, evitata
alla fine. Quale dote ti ha aiutato di più?
Personalmente sono molto contrario al concetto di “salvataggio
sulla linea”, che ritengo estremamente diseducativo e in ultima
analisi può risultare molto costoso. Preferisco di gran lunga
pagare il prezzo dei miei errori, che sono tanti, che non viziare
la mia mente abituandola che ci può essere una via d’uscita,
cosa che, ripeto, può in futuro costare molto cara. Con questo
non voglio dire che non ho avuto situazioni simili, ma le ritengo
in ogni caso negative. Alla fine di ogni trade nel mio diario registro
un commento incentrato prevalentemente su come ho tradato e non
sul fatto se il trade mi abbia dato una perdita o un profitto. A
volte posso aver guadagnato, ma aver tradato malissimo; altre volte
posso aver perso, ma aver segnato in tutta evidenza sul mio diario:
“trade perfetto” (che come immaginerete è una
rarità).
Solitamente un trader si specializza
in pochi mercati. Qual è il tuo, quale sceglieresti per cambiare
e perché?
E’ vero, io do molta importanza alla specializzazione, che
a volte porto a livelli estremi. Ad esempio, in fase di apprendimento
consiglio ai neofiti di trovare un solo mercato e specializzarsi
su quello. Un po’ come la pista da sci fatta e rifatta centinaia
di volte fino a raggiungere la perfezione. Questo è ottenibile
grazie alla simulazione, che permette di perfezionare e migliorare
il proprio trading, esattamente come fanno gli sportivi professionisti.
In tal senso, consiglio vivamente il simulatore recentemente incluso
nell’ultima versione di Visual Trader, ma presente anche in
altri ottimi software come ad esempio il NinjaTrader, come strumento
indispensabile per raggiungere l’eccellenza nel trading.
Tornando alla domanda, i miei mercati di riferimento sono i future
sugli indici azionari, quindi i classici Dax, Eurostoxx 50, S&P
500, senza dimenticare il nostro S&P MIB, è tuttora al
centro della mia operatività, anche per problemi di orari,
oltre che di strategia. Infatti, la sua chiusura anticipata rispetto
agli altri permette da un lato di non essere costretti a stare sui
mercati dalle 8 alle 22, ma di selezionare determinati orari come
cruciali; dall’altro questo stesso fatto permette di impostare
una strategia basata sui gap di apertura molto redditizia.
A volte, pur facendo trading in modo professionale ed esclusivo,
mi rendo conto che superate le 2/3 h consecutive davanti al monitor
il mio giudizio tende ad annebbiarsi e soprattutto perdo di vista
il quadro generale, lasciandomi maggiormente influenzare dalle micro
fluttuazioni sui time frame più bassi. Ecco che le relativamente
limitate ore di contrattazioni del fib mi permettono di ridurre
a due sessioni quotidiane di 2/3 h ciascuna la mia operatività
intraday.
Uscire da un trade è più difficile che
entrare, e forse il talento sta proprio in come si esce. Tu su che
basi lo fai, quando non lo hai deciso in anticipo?
Direi piuttosto che uscire da un trade è più importante
che entrare, ma è fondamentale aver sempre deciso in anticipo
e chiaramente un punto di uscita, specialmente per quanto riguarda
il rischio e quindi lo stop loss. A mio parere, si può eventualmente
evitare di decidere il primo target, ma mai entrare in un trade
senza conoscere esattamente il proprio rischio. Anche l’entrata
più assurda e basata su una mera impulsività (cosa
di per sé estremamente negativa) può avere una sua
logica solo se si ha ben chiaro e predeterminato il rischio (e quindi
lo stop loss).Una regola di uscita, utile soprattutto in intraday,
che io utilizzo spesso e di cui parlavo proprio ieri sera con un
amico, è che a fronte di un inaspettato e repentino movimento
in proprio favore (ad esempio uno Spike improvviso e inatteso) è
sempre meglio uscire prima e porsi delle domande dopo. Qualsiasi
domanda: anche quella se fosse stato meglio restare nel trade oppure
sulle ragioni che hanno causato lo spike.
Dopo tanti anni, forse sono stupido,
ma non ho capito ancora bene la differenza tra investimento e speculazione,
a parte forse la durata… tu che idea hai?
Anzitutto va detto che purtroppo nella lingua italiana il termine
speculare ha un’accezione fortemente negativa, cosa che non
condivido. La speculazione svolgere una funzione fondamentale nel
funzionamento dei mercati finanziari in quanto provvede gli stessi
di quella liquidità di cui necessitano per funzionare. Ad
esempio nei derivati, mancando la speculazione e quindi la liquidità
fornita dalla stessa, non si avrebbe la possibilità di utilizzare
tali strumenti per coprirsi dai rischi che, lo ricordo, è
lo scopo alla base dell’esistenza stessa di tali contratti.
Tornando alla domanda e semplificando al massimo, credo che investire
sia acquistare ad esempio un’azione perché si crede
nella capacità di creazione di valore dell’azienda
cui il titolo fa riferimento. Speculare prescinde da tali valutazioni.
Cosa fai dopo un trade sbagliato per
colpa tua?
Registro immediatamente nel diario gli errori che ho fatto e cerco
di imparare dagli stessi. Subito dopo mi metto il trade dietro le
spalle e guardo al prossimo.
È possibile operare per anni
sempre con la stessa tecnica?
Certamente, sono un fautore della semplicità. Ad esempio,
nel mio trading non utilizzo alcun indicatore o oscillatore, ma
solo l’analisi del movimento dei prezzi, basata su concetti
elementari di trend, massimi e minimi precedenti e così via.
Certo, è importante comprendere come l’adattamento
alle mutate condizioni dei mercati, elemento questo imprescindibile
dalla nostra professione, sia un elemento necessario. Quindi la
risposta è sì, laddove si pensi alla “stessa
tecnica” come ad un qualcosa in perenne divenire e mai realmente
determinato.
Che peso ha lo studio nel mantenimento
di buone performance? È possibile continuare a guadagnare
senza studiare?
No, nel modo più deciso.
Trading part time o trading a tempo
pieno. In cosa sono simili e in cosa sono diversi?
Avendo fatto una scelta radicale come quella di abbandonare il mio
lavoro per il trading posso dire con cognizione di causa come questo
sia fondamentalmente un errore. La ragione è che le probabilità
di successo sono prevalentemente contro chi si mette su questa strada,
anche il fatto di riuscire in questa professione esercitata in modo
esclusivo rappresenta certamente l’eccezione alla regola.
Da qui è seguita la scelta di creare prima un sito, poi una
serie di attività dedicate, più alla sensibilizzazione
dei trader e degli aspiranti tali sulle insidie che questo mestiere
nasconde che sul percorso, come amo chiamarlo, da seguire verso
la professionalità. Ecco, preferisco porre l’accento
sul trading professionale, piuttosto che sulla definizione di trader
part-time e trader full time. Su questo non ci sono dubbi il trading
è e deve essere un’attività svolta in maniera
professionale prescindendo dal tempo che durante la giornata si
ha a disposizione. Ne consegue la distinzione che preferisco tra
professionisti e dilettanti e qui torna il tema della simulazione
a me tanto caro.
In sintesi, come negli sport professionistici, nel trading è
necessario allenarsi e prepararsi a fondo prima di affrontare i
mercati, dove le nostre controparti sono i migliori professionisti
al mondo sin dal nostro primo trade, ma anche nell’ultimo
fatto ieri prima della chiusura dei mercati.
La prima regola di Paul Tudor Jones è
“proteggi quello che hai”. A parte i soldi, cosa deve
proteggere un trader sopra ogni cosa?
Quello che altri prima di me hanno chiamato il capitale psicologico.
Nel mio caso la certezza che, citando (vado a memoria) un’affermazione
di Linda Raschke nel famosissimo libro di interviste “Market
Wizard”: “ovunque io mi possa ritrovare nel mondo, con
un minimo di capitale ed una “quote machine” so che
potrò sempre guadagnarmi da vivere”.
Esistono gli imprevisti, o lo stop
loss usato rigidamente li elimina di fatto?
Certo che esistono, basti citare lo slippage e improvvise mancanze
di liquidità, con cui anche il sistema di stop più
rigido deve fare i conti.
Cosa è più formativo
per te come trader? Alludo all’attività di pensiero
che più ti rafforza per operare…
Il fatto di concentrarsi sulle cose positive e non solo sugli errori.
Nel trading disciplinato che spazio
c’è per l’intuito?
Innanzitutto dipende dal tipo di trading cui ci si riferisce, con
quello sistematico una volta disegnato il proprio trading system
esiste solo la disciplina, anche se ovviamente l’intuito può
essere molto utile nella fase di progettazione. Per quanto riguarda
il trading discrezionale, che è quello che io pratico, credo
che l’intuito abbia un ruolo importante e talvolta decisivo.
Immagino che una parte dei denari guadagnati
non vengano reimmessi nel trading. In cosa li investi? Ancora titoli,
case, opere d’arte?
Nelle cose più sicure e con rendimenti certi, assenza di
commissioni o costi di gestione e massima trasparenza. Un esempio
per tutti può essere quello dei “pronti contro termine”.
Una buona parte dei trader di alto
livello scrivono libri, e sugli altri c’è chi scrive
libri. A cosa serve (a parte i diritti d’autore): a chiarirsi
le idee, a diventare più famosi, a far parte di una comunità
più ampia? Puro narcisismo?
Nel mio caso scrivere un libro è stato fin dall’inizio
uno degli obiettivi principali, poiché l’enorme sforzo
richiesto dalla mia professione in termini di studio e di preparazione
per arrivare alla conoscenza acquisita in materia di mercati finanziari
e di tecniche di trading credo trovi un naturale sbocco nella condivisione
di questa stessa conoscenza. Nel mio caso, tornando a quanto detto
prima, l’attività editoriale in generale e di formazione
è proprio finalizzata ad evitare che altri ripetono l’errore
che io stesso ho commesso, ma seguano il percorso più corretto
per avvicinarsi e intraprendere questa professione.
Cosa si può imparare dai libri
di altri trader? Siamo sicuri che dicano proprio tutto tutto tutto?
L’importante in ogni libro che leggo sull’argomento
è che mi dia un’idea, anche una sola, sulla quale lavorare
e da implementare nella mia strategia e metodo di trading. Non m’interessa
se chi scrive lo fa per soldi, perché non riesce a fare trading
o per altri motivi. Per me è sufficiente avere un’idea
da ogni libro che leggo. A questo proposito, tengo a precisare che
personalmente non ho alcun interesse a sapere se l’autore
guadagna realmente oppure scrive solo libri, anche perché
le sue parole sono spesso rivelatrici molto più di quanto
possono esserlo altre fonti di prove, che ritengo spesso dubbie.
In generale, è anche vero che non è detto che chi
guadagna col trading sappia anche insegnare e a volte ci sono ottimi
scrittori e insegnanti, che magari sono dei pessimi trader. Anche
questo fattore contribuisce al mio disinteresse per la track record
degli scrittori in questo settore.
Detto questo e per rispondere alla domanda, non può interessarmi
se l’autore riveli o meno tutti i propri segreti, ammesso
che ce ne siano. Credo fortemente che questi cosiddetti segreti
in un modo o nell’altro non esistano realmente, la mia stessa
filosofia è basata proprio sulla condivisione di tutto quello
che ho imparato e conosco in materia economico finanziaria e per
quanto riguarda il trading sotto tutti gli aspetti.
Intervista a Joe Ross
"Il trading dei futures è un'attività imprenditoriale.
secondo me è, in assoluto, il miglior business del mondo
per moltissime ragioni! Ha un altissimo potenziale di profitto e
costi fissi molto bassi. Il rischio può essere ridotto considerevolmente
entrando solo in trade con late probabilità di successo.
In effetti, il trading è un'attività imprenditoriale
con rischi realtivamente ridotti, se affrontata con l'atteggiamento
corretto e la corretta pianificazione.
Il trading è eclettico. Posso valutare e scegliere accuratamente
in quale future operare, quando operare, e in generale in quali
circostanze effettuare la mia entrata. Se gli operatori del mercato
del petrolio stanno guadagnando, anche io posso guadagnare in quel
mercato. Se voglio trattare Bonds perchè il mercato si sta
muovendo posso farlo. Qualsiasi mercato in trend sta facendo guadagnare
qualcuno, così anche io posso prendere un pezzo di questo
mercato. Posso entrare al rialzo o al ribasso secondo le circostanze.
Posso essere un felice rialzista o ribassista, se sto andando con
il trend.
Io guadagno il mio reddito in un "quasi libero" mercato.
Posso guadagnare sulla base delle mie capacità e mietere
i frutti del mio lavoro. Non ho problemi con i clienti: non ci sono
merci restituite.o clienti insoddisfatti, o furti, o merci restituite.
Non ci sono problemi con i dipendenti e non ci sono azionisti. Non
ci sono costi di commercializzazione, non ci sono merci danneggiate
o riparazioni da fare. Non devo fare pubblicità, non mi viene
il mal di testa con il marketing.
C'è quasi sempre un compratore se io voglio vendere, e quasi
sempre un venditore se io voglio comprare. Non ci sono problemi
negli acquisti e nelle vendite.
Non ci sono problemi di produzione, non ci sono programmi di produzione
da rispettare, o problemi di consegne, o ricevimento o stoccaggio
di merci. L'attività amministrativa è semplice ed
essenziale, non ci sono problemi di pagamenti ed insoluti.
Non ci sono venditori che mi telefonano, anche se occasionalmente
qualche "vemditore di investimenti" mi chiama. appena
dico loro che sono un trader professionista, con risultati molto
soddisfacenti nel mercato, velocemente si scusano e concludono la
telefonata.
Non ho concorrenti diretti. come? Come può essere? Sì,
è vero, devo solo trattare con qualcuno che ha una opinione
diversa dalla mia. Noi regoliamo la nostra differenza di opinioni
in modo educato e cortese, utilizzando il nostro denaro secondo
le regole. Noi non ci conosciamo. Il mercato agisce come arbitro.
La persona che sta dall'altra parte del mio trade non può
tagliare i prezzi come può fare un concorrente. Non può
offrire un servizio migliore, non può mettermi in difficoltà
con una innovazione di prodotto o con un prodotto completamente
nuovo. Non può rubare la lista dei miei clienti, perchè
non ne ho. Non può nemmeno portarmi via i migliori venditori
o riceratori. Non può nemmeno spairmi per scoprire i miei
segreti commerciali, perchè non ho niente da nsacondere e
non sa chi sono. Non posso essere vittima di una "scalta ostile".
Ora mi chiedo: dove posso trovare un'altra attività imprenditoriale
come questa? La risposta è un travolgente: Da nessuna parte!
E' il più perfetto business del mondo!
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