Corso di Finanza Comportamentale II
L’Ipotesi dei Mercati Efficienti - (Efficient Market Hypothesis)
La “Teoria dei Mercati Efficienti”, che di seguito denoteremo
con l’acronimo EMH (Efficient Market Hypothesis), è
stata formulata all’Università di Chicago intorno al
1960, ed è stata l’ipotesi centrale della finanza per
circa 30 anni.
I fondamenti teorici dell’EMH riposano essenzialmente su tre
argomenti:
1) Si suppone che gli investitori siano razionali e che quindi valutino
i titoli razionalmente
2) Ammesso che alcuni investitori siano irrazionali, i loro scambi,
essendo casuali, hanno l’effetto di cancellarsi a vicenda,
senza sortire effetti sui prezzi;
3) Tali investitori irrazionali incontrano nel mercato arbitraggisti,
che eliminano la loro influenza sui prezzi.
Quando l’investitore è razionale, valuta il titolo
per il suo valore fondamentale, cioè il valore attuale dei
dividendi futuri attesi, con un tasso di sconto corretto dal rischio.
Quando l’ investitore viene a conoscenza di qualcosa sul valore
fondamentale del titolo, risponde prontamente aumentando il prezzo
d’offerta, quando la notizia è "buona" e
diminuendolo, quando la notizia è “cattiva”.
In altre parole, se ad esempio, un investitore riceve una comunicazione
di guadagni di una impresa, aspettandosi un conseguente aumento
nei dividendi attesi, aumenterà il prezzo a cui è
disposto ad offrire il suo titolo, se nella posizione di venditore;
se nella posizione di acquirente, sarà disposto a pagare
un prezzo più elevato per acquistare il titolo.
Come conseguenza, in un mercato finanziario efficiente, il prezzo
del titolo contiene tutte le informazioni disponibili quasi immediatamente,
ed il prezzo si adatta al nuovo livello, corrispondente al nuovo
valore attuale dei dividendi attesi.
La quotazione potrebbe sembrare a volte troppo alta o troppo bassa
e seguente percorsi casuali nel tempo (Random Walk Theory), ma secondo
la teoria dei mercati efficienti, i prezzi dei titoli non farebbero
altro che adeguarsi a nuove informazioni, che per definizione sono
imprevedibili. L’investitore medio (sia azionario o di un
Fondo Pensione o di un Fondo Comune d’Investimento), non potrebbe
sperare di “battere il mercato”(ottenere un rendimento
medio atteso superiore a quello di equilibrio) e, tutte le risorse
che egli impiega per analizzare, scegliere e scambiare titoli, sarebbero
sprecate. Anzi, si può affermare che sarebbe meglio che tenga
passivamente il portafoglio di mercato e dimentichi del tutto la
gestione attiva dei titoli.
In altre parole se l’EMH vale, il mercato dice cosa fare per
ottenere il meglio. Ciò presuppone la razionalità
dell’investitore.
Qualora dovessimo tuttavia ipotizzare che esistano nel mercato degli
investitori non del tutto razionali, ciò non modificherebbe
l’idea che i mercati siano efficienti.
Tali investitori infatti, scambiano nel mercato casualmente. Pertanto
quando c’è un vasto numero di investitori, con strategie
di investimento non correlate, è probabile che i loro scambi
si cancellino a vicenda (l’operazione d’acquisto di
un investitore sarà compensata da una operazione di vendita
della sua controparte). In tal caso i prezzi rimarranno sostanzialmente
vicini al valore fondamentale.
Tuttavia anche nel caso di correlazione fra le strategie di scambio
di investitori irrazionali, l’ipotesi EMH può continuare
ad essere valida, per l’azione dell’arbitraggio (acquisto
e simultanea vendita dello stesso titolo, o titolo similare in due
mercati differenti a prezzi differenti).
Come sostenuto da Milton Friedman infatti, ammesso che un numeroso
gruppo di investitori irrazionali (noise traders), creandosi delle
aspettative pessimistiche circa il futuro di una impresa, venda
in massa le azioni in suo possesso di quell’azienda, determinando
la discesa del prezzo delle azioni e il conseguente allontanamento
dal valore fondamentale (in altre parole quando si verifica un mispricing)
interverranno gli arbitraggisti che con una operazione d’acquisto
riporteranno i prezzi al livello di equilibrio.
I traders razionali (arbitraggisti) coglieranno immediatamente l’opportunità
creata dai noise traders, acquistando le azioni vendute da questi
ultimi a un “prezzo d’offerta” e vendendo contemporaneamente
un titolo sostitutivo che ha un simile flusso di dividendi attesi.
Questa operazione determinerà l’aumento del prezzo
del titolo venduto dai noise traders.
Lo stesso ragionamento si applica ad un titolo sopravalutato. Per
ottenere un profitto gli arbitraggisti venderanno i titoli sopravalutati
e acquisteranno i titoli equivalenti ma meno quotati.
LEZIONE
1 - LEZIONE 3
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